Turismo dentale: perchè gli italiani vanno all’estero

Turismo dentale: perchè gli italiani vanno all'estero

La crisi impone agli italiani un taglio dei costi in ogni campo, compreso quello della salute. Nel tentativo di risparmiare, sempre più nostri connazionali negli ultimi anni hanno deciso di optare per il “turismo dentale”. Cerchiamo oggi di capire cosa si intenda con questa locuzione e perchè sono così tanti gli italiani che optano per questa soluzione. Non sono chiaramente disponibili stime ufficiali sul numero di pazienti che decide di curare i propri denti all’estero, ma la cifra potrebbe aggirarsi attorno ai 6.000 pazienti all’anno, con numeri molto importanti – come facilmente intuibile- in zone di confine come il Trentino.

La formula più diffusa offerta permette di unire a trattamenti low-cost in Croazia, Bulgaria, Romania anche una gita nella città prescelta. Frequenti sono i pacchetti che “regalano” con il trattamento (che deve naturalmente raggiungere una soglia minima) anche il collegamento tra la propria città e la destinazione, l’abbonamento dei mezzi nella città prescelta, un tour della city e sconti vantaggiosi presso strutture convenzionate. Riepilogando, spendendo un quarto in media di quanto richiesto in Italia è possibile eseguire il trattamento dal dentista e fare un week end in una città straniera.

E’ lecito a questo punto chiedersi come le strutture di oltralpe possano garantire questi prezzi e se la convenienza vada a discapito della sicurezza. Quelle che a noi appaiono come cliniche low-cost di fanno sono realtà che, grazie alla situazione economica del loro paese, possono risparmiare su tutta la filiera, dalla manodopera agli utensili, passando per i materiali utilizzati. Quello che invece potrebbe mancare in questi paesi, è la certezza di poter far valere i propri diritti in caso di errori manuali o danni causati dal professionista, dal momento che i livelli di tutela del paziente hanno basi differenti rispetto alle nostre. Molti offrono delle “garanzie” (dai 5 anni in su), sui propri lavori ma a livello pratico la tutela è comunque ridotta. In particolare un problema potrebbe nascere dalla velicità di esecuzione dei trattamenti richiesti, e non per incuria del professionista, ma per quella che è l’organizzazione delle cliniche e dei relativi flussi di pazienti.

Considerate infatti che i viaggi vengono organizzati in autobus e quindi i clienti arrivano “in blocco”, questo vuol dire che la prima visita e poi i successivi interventi verranno effettuati in maniera molto veloce, anche per limitare la presenza del paziente nella città che raramente dovrà superare la settimana. Questa considerazione, che può apparire di importanza tralasciabile è in realtà fondamentale soprattutto se si considera che i trattamenti per cui ci si sposta sono importanti e quindi per definizione richiederebbero più tempo. Un altro fattore da tenere in considerazione è relativo alla tendenza di “rifare” i denti piuttosto che aggiustarli. La protesi è una soluzione più veloce, ma essa richiede un percorso comunque lungo,che se contratto non dà la possibilità di testare resistenza, masticazione, parlata.In questo come in altri casi, quindi, l’intervento (e la trasferta) da soli non bastano, bisognerà comunque effettuare delle visite e degli interventi periodici.

Pro e contro quindi per un fenomeno diffuso, che dà vita ad opinioni ed esperienze spesso discordanti.

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